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Per tutto il XIX secolo, e fino allo scoppio della prima guerra mondiale, gli strati di biancheria che una donna di classe sociale elevata doveva indossare sotto all'abito erano numerosi e complessi. Questi capi di abbigliamento avevano lo scopo non solo di salvaguardare il pudore, ma anche, e soprattutto, di conferire al corpo una silhouette che si confacesse alle linee in voga al momento, modificando spesso in modo innaturale le curve del corpo femminile.

Nei disegni qui sotto potete vedere quali erano i numerosi strati che componevano la biancheria di una donna facoltosa in tre diversi momenti della storia del costume: nel periodo romantico (i primi decenni dell'ottocento), nel periodo della crinolina (a cavallo della meta' del secolo) e durante la Belle Epoque (a cavallo della fine del secolo, fino alla prima guerra mondiale).

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La biancheria, soprattutto nelle sue componenti piu’ a diretto contatto con la pelle come camicia e mutandoni, era l’unica parte dell’abbigliamento ad essere lavata regolarmente e con una certa frequenza, da qui la necessità di confezionarla con materiali che avessero maggiori probabilita’ di superare indenni un’immersione in acqua. I tessuti erano quindi lino o cotone e il colore era sempre il bianco, questo perche’ le tinture naturali usate fino alla fine dell’Ottocento avevano una resistenza estremamente bassa e quindi un capo colorato lavato regolarmente si sarebbe stinto con estrema rapidita’. Anche la scelta del Valenciennes come merletto d’elezione per la biancheria ha la stessa origine. Il suo fondo fitto e compatto fa si' che possa essere lavato senza danneggiarsi, a differenza di altri tipi di merletto piu’ aerei.

 

I Capi di Biancheria

Qui di seguito trovate, analizzati uno ad uno, i singoli capi di biancheria che venivano indossati fra il 1800 e il 1915. Cliccate sulla categoria o sul nome del capo di abbigliamento che vi interessa, oppure scorrete semplicemente la pagina verso il basso.

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Cliccate sulle immagini scontornate per vedere foto piu' grandi dei capi di biancheria.

La camicia e' l'elemento base della biancheria sin dal medioevo.
Indossata come prima cosa, a contatto con la pelle, nell’Ottocento è lunga sino circa al polpaccio, scollata e a maniche corte.
Diventa senza maniche a partire dagli anni novanta del secolo.

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Da sinistra a destra: un camicia da giorno di meta' Ottocento; una di fine Ottocento; e una dell'inizio del Novecento.

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I mutandoni fanno la loro comparsa nell’abbigliamento femminile ai primi dell’Ottocento, sotto ai leggeri e trasparenti abiti di mussola, ma non diventano universalmente diffusi sino agli anni cinquanta del secolo, quando le ampie crinoline a gabbia lasciano le gambe scoperte e quindi i mutandoni diventano una valida soluzione per proteggersi dal freddo e da sguardi indiscreti in caso di improvvisi e inopportuni sollevamenti dell’ampia e rigida gonna.
Lunghi fino alla caviglia a inizio secolo, si accorciano progressivamente fino al ginocchio nell’arco dei cent’anni seguenti. Ve ne erano di due tipi: con le gambe unite come calzoni, oppure con le gambe separate e tenute insieme solo dalla cintura.
Venivano indossati a scelta sopra o sotto il busto.

 

[Foto in Costruzione]

 

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Le calze, in maglia di lana, cotone o seta, erano lunghe sino alla coscia. Il decoro (intarsio o ricamo), quando presente era concentrato sul collo del piede o sulla caviglia, ossia l’unico punto che si intravedeva quando la signora camminava o si sedeva.

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Alcune calze della Belle Epoque.

 

Le calze erano sostenute da giarrettiere portate poco sopra al ginocchio.

Alcune paia di giarrettiere della Belle Epoque.

 


Alla fine dell’Ottocento fanno la loro prima comparsa i reggicalze. Inizialmente montati su cinture o curiose imbragature, vengono fissati al busto a partire dai primissimi anni del Novecento. Inizialmente sono solo una coppia davanti, ma entro gli anni dieci sono di solito quattro.

Alcuni esempi di reggicalze del periodo a cavallo fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Da sinistra a destra: una coppia di reggicalze sorretti da un'imbragatura da portare sulle spalle; una coppia di reggicalze fissati ad una cintura steccata che svolge anche la funzione di porta pannolini; e una coppia di reggicalze da poter fissare al busto o a una cintura.

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Il busto fa la sua prima timida comparsa nell’abbigliamento femminile verso la fine del XV secolo. In questo periodo infatti gli abiti abbandonano la linea sciolta e morbida, a tunica, mantenuta per svariati secoli, per divenire piu’ aderenti e, quindi, sartorialmente piu’ complessi. La silhouette del corpo, ora non piu’ nascosta ma enfatizzata, diventa, quindi, molto piu’ importante e vengono escogitati i primi metodi per modificarla.
Le informazioni su questi primi busti sono scarse e vaghe, ma sicuramente il loro uso si consolida entro la fine del XVI secolo*.
Fino a tutto il Settecento il busto che viene indossato ha forma conica, alto dalla vita al seno, chiuso da una stringatura nel centro dietro o (piu’ raramente) centro davanti, e sostenuto da stecche dritte che avvicinano e spingono in alto i seni. La struttura e realizzata sovrapponendo vari stati di tessuto in cui sono inserite stecche, ricavate dai fanoni delle balene o dalle canne di palude, fino ad ottenere un oggetto estremamente rigido. Questo tipo di busto spesso e’ dotato di spalline .

Busto settecentesco


Con lo scoppio della rivoluzione francese e il circolare delle nuove idee, ufficialmente il busto scompare lasciando il posto ad un abbigliamento di linea sciolta e naturale. Questo in teoria. In realta’ molte donne, abituate da sempre ad indossare il busto, ben difficilmente se ne separano. Si ha quindi un periodo che dura una ventina d’anni in cui il busto, tralasciato dalla moda, continua pero' ad essere usato da una minoranza della popolazione.
I busti di questo ventennio hanno le fogge piu’ diverse, spesso con sviluppi solo locali, e che hanno purtroppo lasciato poche tracce. Ce ne sono sia di cortissimi (in Francia)**, sia di lunghi fino ai fianchi (in Inghilterra), ma si trovano anche busti del periodo precedente rozzamente adattati alla nuova linea semplicemente tagliando via due mezzelune per evitare che schiaccino i seni.

Busto corto francese del periodo impero


Il busto torna ufficialmente nel guardaroba di ogni donna negli anni venti dell’Ottocento. Questo nuovo busto non ha pero’ quasi piu’ nulla a che fare con i modelli dei secoli precedenti. Realizzato da un unico strato di tessuto (o raramente due), morbido, solitamente bianco o beige, ha la forma di una canotta e scende fino ai fianchi. E’ stringato sulla schiena e irrigidito da un’unica stecca, larga circa due dita e realizzata in osso o legno, spesso riccamente decorata, che puo’ essere infilata in una tasca che percorre il busto in verticale nel centro davanti. La stecca viene usata nelle occasioni piu’ formali e importanti, e tralasciata nella vita quotidiana.
A parte la struttura estremamente piu’ morbida, la differenza principale tra questo nuovo busto e quello rimasto in uso per gli oltre due secoli precedenti, e’ che per la prima volta i seni non sono schiacciati l’uno contro l’altro, ma separati rispettando la loro posizione naturale.

Busti degli anni '20; '30 e '40 dell'Ottocento. Il terzo, ancora di costruzione simile ai precedenti, ma irrigidito da alcune stecche fisse, mostra gia' la transizione verso il tipo di busto dei decenni seguenti.


Questo modello di busto rimane in voga per quasi tre decenni, poi due innovazioni tecniche ne cambiano radicalmente l’aspetto. La prima e’ l’introduzione degli anellini metallici a protezione dei passanti della stringa. L’altra e’ la possibilita’ di piegare le stecche usando il vapore.
Il non essere piu’ vincolati alle stecche dritte per confezionare il busto permette per la prima volta di realizzare capi che seguano la linea naturalmente sinuosa del corpo femminile accentuandole le curve. I nuovi passanti metallici, molto piu’ resistenti di quelli precedenti in filo o (raramente) osso, permettono di esercitare una forza considerevolmente maggiore quando si allaccia il busto, ma senza tema di strappi o rotture. Unendo questi due elementi si puo’ realizzare un busto che per la prima volta permetta di ottenere un vitino sottile ed un’elegante linea a clessidra.
Una terza evoluzione tecnica e’ l’introduzione della doppia chiusura, che rende chi lo indossa in grado di allacciare il busto senza bisogno di aiuto. A partire dalla meta’ del secolo, infatti, i busti hanno dei ganci nel centro davanti, e una stringatura nel centro dietro. Grazie a questo sistema e’ possibile aprire i ganci, indossare il busto, e poi stringere la stringa. Perche’ sia possibile farlo da sole, naturalmente la stringa deve essere molto lunga. Gli eccessi della stringa, lasciati nel centro e non in cima o in fondo, vengono poi girati attorno alla vita e annodati. Se necessario fissati ad un apposito gancino metallico perché non vengano troppo in alto interferendo con la linea dell’abito.
Queste evoluzioni segnano la nascita del busto ottocentesco come viene comunemente inteso. Nei quasi cinquant’anni seguenti, fino alla fine del secolo, i cambiamenti sono minimi e dettati principalmente dai cambiamenti dell’abito sovrastante che richiede, di volta in volta, un busto leggermente piu’ lungo o piu’ corto.

Busti degli anni sessanta e settanta dell'Ottocento

 

Busti degli anni ottanta e primi anni novanta del Ottocento

 

Busti della fine degli anni novanta del Ottocento


Con lo scoccare del nuovo secolo si ha, invece, un nuovo cambiamento. La moda lancia un nuovo modello di busto in cui la stecca frontale e’ lunga e dritta. Questo fa sì che chi lo indossa sia costretto ad assumere una posizione protesa in avanti, con il seno in fuori, e il bacino spostato indietro. Questa posizione e’ detta linea a “S” per la sinuosa silhouette che conferisce alla donna, e ha immediato successo. Entro due anni soppianta ogni altro modello di busto e rimane in voga, pur, evolvendosi nei primi anni dieci in una linea piu’ lunga e piu’ bassa in accordo ai nuovi abiti a tunica, per quasi quindici anni.

Immagine pubblicitaria di un busto a "S"
dalla rivista francese "Femina" del 15 maggio 1907

In ordine cronologico (da sinistra a destra, e dall'alto in basso) busti del periodo 1900-1915, man mano sempre piu' lunghi e bassi.


La prima guerra mondiale e’ universalmente considerata la data di definitiva uscita di scena del busto. Le donne entrano nel mondo del lavoro, hanno un nuovo abbigliamento piu’ sciolto e libero, e per il costrittivo e impacciante busto non c’e’ piu’ posto. Come era accaduto un secolo prima con la rivoluzione francese, questa e’ la teoria, ma la realta’ non e’ cosi’ netta. Le donne sono restie ad abbandonare un capo di abbigliamento a cui sono così abituate, soprattutto quelle la cui linea non e’ perfetta. La completa uscita di scena del busto sara’ quindi un processo graduale che durera’ alcuni anni.


Il periodo d’oro del busto vittoriano e’ quindi quello che va dalla meta’ dell’Ottocento ai primi quindici anni del Novecento. Questo e’ il periodo in cui il busto e’ elemento imprescindibile dell’abbigliamento, indossato in ogni occasione e confezionato con ogni lusso. I busti potevano essere di raso o damasco, in colori sgargianti o tenui tinte pastello, ricamati con fili di seta in colori contrastanti, e impreziositi con merletti e nastri di raso. E’ questo il periodo che ha fatto nascere il culto del busto come oggetto feticcio, culto che dura tutt’ora.
Esistevano busti per ogni occasione ed ogni classe sociale. Per fare sport, per il giorno delle nozze, per la maternita’, per le giovinette, per le donne corpulente, e così via.

vetrina di un negozio di busti a Parigi, dalla rivista francese "Femina" del 1900

 

Alcuni esempi di busti particolari del periodo a cavallo fra gli ultimi anni del XIX e i primi del XX secolo: da sinistra a destra un busto a nastri meno costrittivo e quindi adatto a svolgere attivita' fisiche; un busto da maternita' con coppe apribili per allattare e stringature supplementari per adattarsi alla pancia; e un busto estivo in rete.


Fin dal loro apparire nei guardaroba, quasi mezzo millennio fa, i busti hanno suscitato immediate critiche da parte di medici e benpensanti. Nei secoli le voci piu’ disparate hanno accusato i busti di essere fonte delle piu’ diverse malattie e malformazioni, e quest’idea è arrivata fino ai nostri giorni, aleggiando tutt’ora sulla fama del busto.
Studi recenti compiuti da una storica del costume e da una cardiologa*** hanno pero’ dimostrato che la quasi totalita’ di queste accuse e’ falsa. A parte interferire con la respirazione e quindi essere stato probabilmente la causa degli svenimenti così comuni fra le nostre antenate in seguito a balli troppo movimentati, il busto non ha nessun effetto permanente su chi lo indossa. Il suo uso quotidiano e prolungato non provoca menomazioni o danni di alcun tipo, ne’ alle ossa ne agli organi.
Inoltre in media non era indossato cosi’ stetto come a lungo si e’ creduto, e le vitine di poche decine di centimetri o l’asportazione delle costole narrate nelle leggende, sono per l’appunto solo leggende.


*sono datati al XVI secolo alcuni busti in metallo conservati in alcuni musei del mondo. Se inizialmente gli storici ritenevano fossero a quel tempo oggetti di uso comune, oggi sono piu’ propensi a ritenere fossero apparecchi riservati solo ad uso ortopedico per individui con problemi scheletrici, quando non addirittura riproduzioni Ottocentesche realizzate in pieno revival medievale (come si ritiene sia ormai quasi con certezza quello conservato al Metropolitan Museum di New York).

**tra le tracce lasciate dai busti dei primi del Ottocento, famoso e’ il "corset elastique", un busto corto rappresentato in una stampa del 1804 e citato in riviste dell'epoca. Gli storici si sono interrogati per anni sulla natura della sua parte elastica dando diverse spiegazioni. Secondo alcuni potrebbe trattarsi del primo uso della gomma in abbigliamento ("Corsets and Crinolines”, Norah Waugh, 1990), secondo altri invece potrebbe semplicemente riferirsi all’uso di un tessuto di maglia ("History of Underclothes", C. Willett Cunnington & Phillis Cunnington, 1951).
Il ritrovamento di un busto corto francese di queste periodo la cui parte frontale è irrigidita da sottile molle di ottone orizzontali e parallele mi fa invece ipotizzare che fosse l’utilizzo di molle a creare l'effetto elastico. Questo sembrerebbe confermato da un intervento di un contemporaneo su una rivista di moda, intervento che paragona le donne vestite con accessori elastici a bambole mosse da molle. Questa frase, ritenuta fin'ora una metafora, potrebbe invece essere da intendere in modo letterale.

*** "The Corset: A Cultural History", Valerie Steele, Yale University Press, 2001

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Fino all’inizio del XX secolo il busto svolge anche la funzione di sostenere il seno rendendo quindi superfluo l’utilizzo di altro a questo scopo, ma con i primi anni del Novecento la linea del busto comincia a diventare sempre piu’ bassa non offrendo quindi piu’ alcun sostegno alla parte alta del torso. Per questo per la prima volta si sente la necessita’ di introdurre un nuovo capo di abbigliamento: il reggiseno (o reggipetto come era allora chiamato in cataloghi e riviste).
La data ufficiale della sua nascita e’ il 1907, anno in cui per la prima volta appare sulle pagine di Vouge.
Inizialmente è, nella sua struttura, molto simile al busto: chiuso sulla schiena da una stringatura, e davanti da ganci e bottoni, si indossa sopra al busto. Generalmente privo di stecche, è pero’ irrigidito da corde inserite nel tessuto.
Solo dopo la prima guerra mondiale, quando il busto, nelle rare volte in cui viene ancora indossato, e’ diventato talmente basso da non coinvolgere piu’ in nessun modo la parte alta del busto, il reggiseno diventa capo di abbigliamento indipendente, e comincia ad assumere la forma con cui lo conosciamo ora.

In ordine cronologico da sinistra a destra alcuni reggiseni del periodo 1907-1920.

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Il copribusto è una corta camicia scollata e a maniche corte (o senza maniche dalla fine dell’Ottocento in poi) chiusa davanti da bottoni e di linea aderente che si indossava sopra al busto. Aveva lo scopo di proteggere l’abito dallo sfregamento con il busto, e di ammorbidire sotto all’abito le forme rigide del bordo superiore del busto.

[Foto in Costruzione]

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A partire dagli anni venti dell’Ottocento il volume delle gonne degli abiti comincia progressivamente ad aumentare. Per ottenere sempre maggior volume le donne indossano un numero sempre maggiore di sottogonne sovrapposte, ma cosi’ facendo il peso degli abiti cresce notevolmente e diventa sempre piu’ difficile muoversi.
Per ovviare a questo problema vengono cercate altre soluzioni che permettano di ottenere volume con meno peso: prima sottogonne imbottite o trapunte di corde, poi sottogonne rigide intessute di crine di cavallo, e infine gabbie di fili metallici tenute insieme da nastri di tessuto. Queste sottostrutture sono dette crinoline.
Nelle loro varie forme (prendono il nome di demicrinoline alla fine degli anni sessanta, e di tournure negli anni settanta e ottanta) queste strutture rimangono in voga fino a tutti gli anni ottanta del secolo mutando continuamente foggia per adeguarsi all’evoluzione della linea degli abiti.
La crinolina veniva indossata sopra al busto ma sotto ad almeno una delle sottogonne perche’ questa ne ammorbidisse le forme in modo che non risultassero troppo rigide sotto all’abito.

Crinoline imbottite di meta' Ottocento

 

 

Crinoline e tournure a gabbia degli anni, nell'ordine, sessanta, settanta e ottanta dell'Ottocento.

 

 

Sellini della seconda meta' dell'Ottocento

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Le sottogonne, indossate sopra o sotto al busto (a secondo della linea degli abiti in voga al momento), servivano a conferire volume e morbidezza alla gonna dell’abito. Di solito portare in un numero minimo di due, potevano anche essere molte di piu’, in particolare tra gli anni trenta e cinquanta del ottocento, periodo in cui il volume delle gonne, in continua crescita, e’ ottenuto quasi esclusivamente grazie alle sottogonne sovrapposte (vedi “Crinoline e Tournure”).

Dall'alto in basso e da sinistra a destra, in ordine cronologico, quattro sottogonne comprese fra gli anni settanta dell'Ottocento, e gli anni dieci del Novecento.

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Se madre natura non era stata abbastanza generosa, esistevano, poi, vari tipi di imbottiture che potevano essere portate sotto gli abiti per simulare un seno o un fondoschiena piu’ prosperosi, secondo i dettami estetici del periodo. Queste imbottiture erano generalmente in crine di cavallo o filo metallico. Naturalmente quelle per il fondoschiena hanno ragione d’essere solo dopo la scomparsa delle tournure che mascheravano completamente la linea posteriore del corpo fino a tutti gli anni ottanta.

Da sinistra a destra: un imbottitura in crine per il seno; e un imbottitura in rete di filo metallico da legare in vita per aumentare il fondoschiena.

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Esistevano, inoltre, capi di biancheria che riunivano in un unico pezzi due elementi solitamente separati. Questi insiemi erano detti "combinazioni".
Ve ne erano che riunivano camicia e mutandoni, oppure altri che erano un tutt'uno di copribusto e sottogonna.

Da sinistra a destra: una combinazione di sottogonna e copribusto; e una di camicia e mutandoni., entrambe dei primi anni del Novecento.

 

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Cliccate sulle immagini scontornate per vedere foto piu' grandi dei capi di biancheria.

Durante l’Ottocento per la notte si indossavano camicie da notte che coprivano fino alle caviglie, a maniche lunghe e accollate. Le maniche diventano piu' corte e lo scollo meno severo solo con l’inizio del Novecento.

[Foto in Costruzione]

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Il matinee era una corta vestaglia, a maniche lunghe, chiusa davanti, in genere di linea sciolta, che veniva indossata la mattina, abbinata ad una gonna semplice o ad una sottogonna, prima di vestirsi.

Alcuni matinee' del periodo a cavallo fra la fine del Ottocento e i primi del Novecento, in ordine cronologico.

 

 

Esistevano anche vestaglie vere e proprie, lunghe fino a terra e spesso dotate di strascico, che servivano allo stesso scopo.

Nell'ordine, vestaglie degli anni 1870, 1890, 1900 e 1910.

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Sino agli anni venti del XX secolo per coprire i capelli quando non erano acconciati, la notte e la mattina prima di vestirsi, si usavano preziose cuffie ornate da pizzi e nastri.

Da sinistra a destra e dall'alto in basso, in ordine cronologico, cuffie databili fra la meta' dell'Ottocento e i primi anni Venti del Novecento.

 

 

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